Posso usare le statistiche per migliorare il sito?
Se accetti, attivo Google Analytics: mi dice in forma statistica quali pagine vengono lette e da quali dispositivi, così capisco cosa migliorare. Niente pubblicità né profilazione.
Se rifiuti, o chiudi con la X, il sito funziona allo stesso modo con i soli cookie tecnici. Cambi idea quando vuoi da «Preferenze cookie» in fondo alla pagina; i dettagli sono nella cookie policy.
I dati strutturati sono informazioni scritte nel codice della pagina in un formato standard, che dicono ai motori di ricerca cosa rappresenta: un'attività, un prodotto, un evento. Aiutano Google a capire il sito e possono attivare risultati arricchiti, ma non garantiscono posizioni.
I KPI aziendali sono i pochi numeri che dicono se l'azienda sta andando nella direzione giusta: incassi e crediti, margini, ordini e preventivi, tempi di consegna. In una dashboard ben fatta se ne guardano pochi, aggiornati da soli, ognuno con una soglia e una persona che ne risponde.
Un CRM per piccole imprese è un archivio unico di contatti, richieste e trattative, con un promemoria quando c'è qualcuno da richiamare. Serve se le richieste arrivano da più canali e i preventivi mandati restano senza seguito.
Prima di affidare il sito chiedi chi farà il lavoro, cosa è compreso, chi scrive i testi, su quale tecnologia sarà costruito, a chi resteranno intestati dominio e accessi, come saranno curate velocità, SEO e accessibilità, e cosa ricevi se un giorno cambi fornitore.
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I Core Web Vitals sono tre misure con cui Google valuta l'esperienza su una pagina: LCP per la velocità di caricamento (entro 2,5 secondi), INP per la reattività ai comandi (entro 200 millisecondi) e CLS per la stabilità della pagina (sotto 0,1). Si misurano sugli utenti veri.
Secondo le linee guida del Garante, il cookie banner deve permettere di rifiutare con la stessa facilità con cui si accetta: la X chiude e rifiuta, lo scorrimento non vale come consenso, niente cookie di profilazione prima della scelta e nessuna nuova richiesta prima di sei mesi.
Una consulenza tecnica prima di investire in un software serve a capire se il progetto è fattibile, quali parti costano di più, cosa si può comprare già pronto e in che ordine costruire il resto. Il risultato è un documento con priorità, rischi e un piano a tappe.
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Per scegliere la piattaforma e-commerce guarda cinque cose: quanti prodotti hai e quanto sono complessi, chi gestirà il negozio, con quali sistemi deve parlare (gestionale, magazzino, fatture), i costi ricorrenti e quanto restano tuoi dati e negozio. Ecco le tre famiglie di piattaforme.
Per scegliere l'hosting del sito aziendale guarda cosa deve reggere il sito, dove stanno i server, come funzionano backup e certificati, chi ti risponde quando qualcosa si rompe e a chi è intestato l'account. Il prezzo più basso spesso nasconde limiti che paghi in lentezza, fermi e ore perse.
Per scegliere un dominio aziendale serve un nome breve, facile da dire e da scrivere, coerente con il marchio, libero da diritti altrui e registrato a nome dell'azienda. Per chi lavora in Italia il .it è quasi sempre la prima scelta, affiancato dal .com quando serve.
Per farsi trovare su Google servono tre cose: un sito che Google riesce a leggere senza ostacoli, pagine che rispondono alle domande vere dei clienti e segnali di fiducia come la scheda dell'attività e le recensioni. Ecco come lavoro su ognuna.
Per creare un marketplace bisogna decidere chi sono venditori e acquirenti, come guadagna la piattaforma e come passano i soldi tra le parti. Poi servono profili e cataloghi, un flusso di acquisto o richiesta, pagamenti divisi e il rispetto degli obblighi europei.
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