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Come scegliere un dominio per l'azienda senza errori

Per scegliere un dominio aziendale serve un nome breve, facile da dire e da scrivere, coerente con il marchio, libero da diritti altrui e registrato a nome dell'azienda. Per chi lavora in Italia il .it è quasi sempre la prima scelta, affiancato dal .com quando serve.

Le lettere www composte con i tasti di una tastiera

Per scegliere un dominio aziendale servono quattro requisiti: un nome breve e facile da dire e da scrivere, coerente con il marchio con cui i clienti ti conoscono, libero da diritti altrui e registrato a nome dell'azienda, non di chi ti fa il sito. Per un'impresa che lavora in Italia il .it è quasi sempre la prima scelta, affiancato dal .com quando si lavora anche all'estero o per proteggere il nome.

Il dominio sembra un dettaglio da sbrigare in cinque minuti. In realtà è l'indirizzo del sito, della posta, dei documenti, delle fatture: cambiarlo dopo qualche anno è possibile, ma costa lavoro e rischi. Vale la pena sceglierlo con calma.

Il nome deve coincidere con la ragione sociale?

Non necessariamente. Deve coincidere con il nome con cui le persone ti cercano. Se la ragione sociale è «Rossi Giuseppe & C. snc» ma tutti ti conoscono come «Serramenti Rossi», il dominio giusto è più vicino al secondo.

Alcuni criteri pratici:

  • breve: meno caratteri, meno errori di battitura;
  • facile da dettare al telefono: prova a dirlo a qualcuno e chiedigli di scriverlo. Se devi spiegare come si scrive, c'è un problema;
  • senza ambiguità: attenzione alle doppie, alle lettere straniere (k, j, y, w), alle parole che si possono scrivere in due modi;
  • pochi trattini: uno può andare, se separa due parole che attaccate si leggerebbero male; due o più complicano;
  • niente numeri, a meno che facciano parte del marchio;
  • senza parole che invecchiano: «-2026», «-nuovo», il nome di un prodotto che potresti smettere di vendere.

Conviene inserire la città o il servizio nel dominio?

Inserire parole chiave nel dominio («idraulico-taranto.it») ha avuto un senso anni fa. Oggi l'effetto sul posizionamento è trascurabile, mentre restano i difetti: sembra poco professionale, è difficile da ricordare, ti lega a una città o a un servizio anche se l'attività cresce. Per farsi trovare su Google contano molto di più i contenuti del sito e la scheda dell'attività.

Il nome del marchio vince quasi sempre. Se è già occupato, si può aggiungere un elemento distintivo breve (la zona, il settore) mantenendo il nome in testa.

Meglio .it o .com?

Per chi lavora soprattutto in Italia, il .it comunica subito «azienda italiana» ed è riconosciuto dai clienti. Lo gestisce il Registro .it, l'anagrafe dei domini italiani presso l'Istituto di Informatica e Telematica del CNR di Pisa, e può essere registrato da persone e organizzazioni con sede o residenza nell'Unione Europea e in alcuni altri paesi europei.

Il .com è utile se lavori anche all'estero, o semplicemente per proteggerlo e farlo puntare al .it. Le altre estensioni (.shop, .studio, .online e decine di altre) possono funzionare per progetti particolari, ma per un'impresa tradizionale rischiano di confondere: molte persone, sentendo il nome, scriveranno comunque .it o .com.

Come verifico che il nome sia davvero libero?

Il fatto che il dominio sia disponibile non significa che tu possa usarlo serenamente. Prima di registrare:

  1. cerca il nome nelle banche dati dei marchi (quella italiana dell'Ufficio Italiano Brevetti e Marchi e quella europea dell'EUIPO), almeno nel tuo settore;
  2. cerca il nome su Google e su Maps, per vedere se un'altra azienda della tua zona o del tuo settore lo usa già;
  3. controlla che non somigli troppo a un marchio noto: le contestazioni sui domini possono portarti a perderlo.

Se il nome è anche il marchio della tua azienda, valuta con un consulente se registrare il marchio stesso: protegge molto più del dominio.

A chi deve essere intestato il dominio?

All'azienda, sempre. È l'errore che vedo più spesso e quello che crea più problemi: domini registrati anni fa a nome del web designer, dell'agenzia o di un dipendente. Finché i rapporti sono buoni non succede niente; quando si interrompono, recuperare il dominio può diventare lungo, a volte impossibile. Su questo tema c'è anche una guida dedicata al dominio intestato a chi fa il sito.

Le regole che seguo quando registro un dominio per un cliente:

  • intestatario: l'azienda, con i dati corretti;
  • email di contatto: un indirizzo aziendale che resterà attivo nel tempo, non quello di una persona;
  • accesso al pannello del registrar: dell'azienda, con il doppio fattore attivo; io lavoro con un accesso separato, che si può revocare;
  • codice per il trasferimento (auth code) sempre ottenibile dal cliente.

Cosa succede se dimentico di rinnovarlo?

Succede più spesso di quanto si pensi: la carta di credito collegata scade, l'email di avviso va a un indirizzo che nessuno legge, e il dominio scade. Prima smettono di funzionare sito e posta; dopo un periodo di tolleranza il dominio torna disponibile e chiunque può registrarlo, compresi speculatori che poi chiedono cifre importanti per restituirlo o lo usano per pubblicare altro sfruttando la tua reputazione.

Le contromisure sono semplici: rinnovo automatico attivo, metodo di pagamento aggiornato, scadenza segnata nel calendario aziendale, più di una persona che riceve gli avvisi.

Quali varianti conviene registrare?

Non serve registrare tutte le estensioni esistenti. Di solito consiglio:

  • il .it e il .com del nome principale;
  • eventuali varianti di scrittura molto probabili (con e senza trattino, con un errore di battitura comune), se il nome si presta a confusione;
  • il nome di prodotti o linee importanti, se hanno vita propria.

Le varianti si fanno puntare al dominio principale con un reindirizzamento permanente, e si proteggono contro l'uso per email false con le impostazioni DNS adatte.

Come si protegge un dominio dal punto di vista tecnico?

Il dominio è la chiave di tutto: chi ne prende il controllo può dirottare sito e posta. Le protezioni di base:

  • doppio fattore sull'account del registrar;
  • blocco del trasferimento attivo, che impedisce di spostare il dominio senza un'azione esplicita;
  • DNSSEC, se il registrar lo supporta, che protegge le risposte del DNS dalle falsificazioni;
  • record SPF, DKIM e DMARC per la posta, e almeno SPF e DMARC restrittivi anche sui domini che non la usano.

Posso cambiare dominio più avanti?

Sì, ma va fatto con metodo: reindirizzamenti uno a uno dalle vecchie pagine alle nuove, comunicazione a Google tramite Search Console, aggiornamento di posta, documenti, scheda dell'attività e materiali stampati. Se fatto bene, il traffico si sposta senza perdite importanti; se fatto male, si perdono mesi di posizionamento. È lo stesso lavoro di una migrazione del sito, e conviene affidarlo a chi lo ha già fatto.

Dominio, hosting e posta: devono stare dallo stesso fornitore?

No, e spesso è meglio di no. Il registrar è chi registra il dominio per tuo conto; l'hosting è il server dove gira il sito; il servizio di posta è dove vivono le caselle. Possono essere tre fornitori diversi, collegati tra loro dal DNS.

Tenerli separati ha un vantaggio pratico: se cambi hosting, il dominio resta dov'è e devi solo aggiornare qualche record; se il server del sito ha un problema, la posta continua a funzionare. Avere tutto da un unico fornitore è comodo all'inizio, ma rende più complicato ogni cambiamento futuro.

Quello che conta davvero è che il dominio sia sotto il tuo controllo: con l'account del registrar a nome dell'azienda puoi sempre decidere dove puntare sito e posta.

Ne parliamo?

Se stai aprendo un'attività, cambiando nome o vuoi semplicemente sapere a chi è intestato il tuo dominio, scrivimi dalla pagina contatti. Ti aiuto a scegliere il nome, lo registro a nome della tua azienda e lo collego al sito web aziendale e alla posta, con la manutenzione e l'hosting che lo tengono sotto controllo nel tempo. Per la posta, leggi anche la guida all'email aziendale con dominio.

Fonti

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