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Sito web multilingue: come farlo bene per clienti e per Google
Un sito multilingue funziona quando ogni lingua ha pagine e indirizzi propri, traduzioni curate da persone, un selettore della lingua visibile e mai imposto, moduli ed email nella lingua del cliente e le indicazioni hreflang che dicono a Google quale versione mostrare a chi.

Un sito multilingue funziona quando ogni lingua ha le sue pagine con indirizzi propri, le traduzioni sono curate da persone che conoscono la lingua e il tuo settore, la lingua si sceglie con un selettore visibile e non viene imposta, moduli ed email parlano la lingua del cliente, e le indicazioni hreflang dicono a Google quale versione mostrare a chi. Tradurre i testi è solo una parte del lavoro: il resto è struttura.
Molti dei siti che ho realizzato sono per attività turistiche, strutture ricettive e noleggi che ricevono clienti da tutta Europa. Ecco come imposto un sito in più lingue perché funzioni davvero.
Quali lingue servono al mio sito?
Quelle dei clienti che hai o che vuoi raggiungere, non tutte quelle possibili. Guarda da dove arrivano oggi le prenotazioni, le richieste, le visite. Per molte attività turistiche l'inglese è il minimo; tedesco, francese o spagnolo si aggiungono se i dati lo giustificano.
Ogni lingua è un impegno: va tradotta bene, aggiornata quando cambia l'italiano e seguita nelle risposte ai clienti. Meglio due lingue curate che cinque abbandonate a metà.
Come si organizzano gli indirizzi delle lingue?
Ogni lingua deve avere i suoi indirizzi, così Google può indicizzarle separatamente. Le strade sono tre:
- cartelle sullo stesso dominio, come «/en/» per l'inglese e «/de/» per il tedesco: la soluzione più semplice e quella che uso di solito;
- sottodomini, come «en.» davanti al dominio: più complessi da gestire, senza vantaggi per un'attività piccola;
- domini diversi per Paese: hanno senso solo per aziende che hanno davvero sedi o offerte diverse in ogni Paese.
Da evitare il sito in cui la lingua cambia senza che cambi l'indirizzo: Google vede una sola versione, di solito quella italiana.
Cosa sono gli hreflang, e perché contano?
Sono indicazioni inserite nel codice di ogni pagina che dicono a Google: «questa pagina esiste anche in inglese a questo indirizzo, e in tedesco a quest'altro». Così Google mostra a chi cerca in inglese la versione inglese, e non quella italiana.
Le regole da rispettare sono poche:
- ogni versione indica tutte le altre, compresa sé stessa;
- le indicazioni devono essere reciproche: se la pagina italiana punta a quella inglese, quella inglese deve puntare a quella italiana;
- si può indicare una versione predefinita per chi parla lingue che non hai tradotto.
Sono parte della SEO tecnica che imposto fin dall'inizio, e le spiego anche nella guida sulla SEO tecnica di base.
Traduzione automatica o traduttore professionista?
La traduzione automatica oggi è molto migliorata, ed è un buon punto di partenza. Pubblicarla senza revisione resta un rischio: nomi di piatti tradotti alla lettera, toni sbagliati, termini tecnici imprecisi, frasi corrette ma innaturali. Un turista se ne accorge, e si fida meno.
Il metodo che consiglio è una via di mezzo: una prima traduzione, poi la revisione di una persona madrelingua che conosce il tuo settore. Per le pagine più importanti (home, servizi, prenotazione, condizioni) la revisione non è mai da saltare.
Attenzione anche agli adattamenti: unità di misura, formati di data, riferimenti locali che uno straniero non capisce. A volte una frase va riscritta, non tradotta.
Come deve funzionare il selettore della lingua?
Deve essere visibile, nello stesso punto in tutte le pagine, con il nome della lingua scritto nella lingua stessa («English», «Deutsch»). Le bandierine da sole confondono: l'inglese non è solo del Regno Unito, lo spagnolo non è solo della Spagna.
Cambiando lingua, il visitatore deve restare sulla pagina corrispondente, non tornare alla home.
Una regola importante: non spostare automaticamente il visitatore in base al Paese da cui si collega o alla lingua del browser. Un italiano in vacanza all'estero si ritroverebbe il sito in un'altra lingua, e anche Google potrebbe non vedere tutte le versioni. Al massimo si può suggerire la lingua con un avviso discreto.
Cosa va tradotto oltre alle pagine?
È la parte che si dimentica più spesso:
- menu, pulsanti e messaggi di errore dei moduli;
- email automatiche: conferme di prenotazione, ordini, promemoria;
- pagine legali: condizioni, privacy, cookie;
- titoli e descrizioni per Google di ogni pagina;
- testi alternativi delle immagini;
- indirizzi delle pagine, quando ha senso: «/en/rooms/» è meglio di «/en/camere/».
Un ospite che prenota in inglese e riceve la conferma in italiano si chiede se ha fatto tutto bene.
E i prezzi, le valute, i pagamenti?
Per molte attività italiane basta l'euro, anche con clienti stranieri. Conta però che i metodi di pagamento siano quelli che gli stranieri usano: carte internazionali, portafogli digitali, PayPal. Se vendi fuori dall'Unione, verifica con il commercialista eventuali regole su imposte e spedizioni.
Come tengo aggiornate tutte le lingue?
È il problema che arriva dopo, quando il sito è online da qualche mese. Cambi un orario, aggiungi un servizio, aggiorni un prezzo in italiano, e le altre lingue restano indietro. Il visitatore straniero legge informazioni vecchie e non lo sa.
Alcuni accorgimenti aiutano molto:
- un pannello che mostra le lingue affiancate, così quando modifichi un contenuto vedi subito quali traduzioni vanno aggiornate;
- i dati comuni scritti una volta sola: orari, prezzi, indirizzo, numeri di telefono non vanno ripetuti in ogni lingua, ma letti dallo stesso posto;
- un segnale per le traduzioni da rivedere, quando l'italiano cambia dopo l'ultima traduzione;
- una revisione periodica delle pagine principali in ogni lingua, magari prima della stagione.
Così le lingue restano allineate senza che tu debba ricordarti tutto.
Un negozio online in più lingue ha esigenze diverse?
Sì, qualcuna in più. Oltre alle pagine, vanno tradotte schede prodotto, categorie e filtri, e vanno chiarite in ogni lingua le condizioni di spedizione verso i Paesi che servi, i tempi, i costi e il diritto di recesso. Le email automatiche di ordine e spedizione devono arrivare nella lingua del cliente.
Conviene partire dalle lingue dei mercati in cui spedisci davvero, e dai prodotti che vendi di più all'estero, invece di tradurre tutto il catalogo dal primo giorno.
Alcuni siti multilingue che ho realizzato
Per RS Service Rent, un noleggio di supercar con consegna a mano, il sito è in più lingue con flotta, destinazioni e percorsi per la richiesta di noleggio. Villa Ginevra, un B&B a Otranto, ha un sito in due lingue con camere, servizi e territorio. Per Paparella Property, case vacanza tra la Murgia e il mare, il sito bilingue integra ricerca degli alloggi e preventivo. In tutti i casi la seconda lingua non è un'aggiunta: è pensata dentro la struttura fin dal primo giorno.
Gli errori che vedo più spesso
- La traduzione automatica attivata con un pulsante e mai riletta.
- Le lingue che cambiano senza cambiare indirizzo.
- Il selettore nascosto in fondo alla pagina.
- Moduli ed email rimasti in italiano.
- La versione inglese ferma a tre anni fa, mentre quella italiana è aggiornata.
Posso aggiungere una lingua a un sito che esiste già?
Sì, se il sito è costruito in modo da permetterlo: struttura degli indirizzi pronta, testi separati dalla grafica, pannello che gestisce le lingue. Se il sito non è nato per questo, aggiungere una lingua può richiedere di rivederne una parte importante. È uno dei motivi per cui, quando progetto un sito, chiedo sempre se una seconda lingua potrà servire in futuro, anche se non subito.
Ne parliamo?
Se lavori con clienti stranieri e vuoi un sito che parli la loro lingua, scrivimi dalla pagina contatti. Ti aiuto a scegliere le lingue giuste e a costruire una struttura che regge nel tempo. Qui trovi come lavoro per le strutture ricettive.
Fonti
Crediti delle immagini
- Copertina: foto di Andrew Stutesman su Unsplash


