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Sito hackerato: cosa fare subito, passo per passo
Se il sito è stato hackerato: isola il problema, cambia tutte le password, conserva le prove, trova da dove sono entrati, pulisci o ripristina da un backup sano, chiudi la falla e chiedi a Google di ricontrollare. Se sono coinvolti dati personali, valuta la notifica al Garante entro 72 ore.

Se il tuo sito è stato hackerato, la sequenza giusta è questa: isola il problema, cambia tutte le password, conserva le prove, capisci da dove sono entrati, pulisci o ripristina da una copia sana, chiudi la falla e solo alla fine chiedi a Google di ricontrollare il sito. Se nell'attacco possono essere stati coinvolti dati personali di clienti o utenti, devi anche valutare la notifica al Garante privacy, che va fatta entro 72 ore da quando te ne accorgi.
La tentazione, comprensibile, è cancellare tutto e ricaricare il sito. È il modo più rapido per perdere le tracce dell'attacco e ritrovarsi violati di nuovo dopo una settimana. Vediamo come muoversi con ordine.
Come capisco se il sito è stato davvero hackerato?
I segnali più comuni:
- Google mostra sotto il tuo risultato la scritta che il sito potrebbe essere stato compromesso, oppure il browser blocca la pagina con un avviso rosso;
- dal telefono, aprendo il sito da Google, si finisce su pagine di truffe o scommesse, mentre dal computer sembra tutto normale;
- cercando su Google «site:tuodominio.it» compaiono pagine che non hai mai creato, spesso in lingue straniere;
- l'hosting ti avvisa che il sito è stato sospeso per invio di spam o per malware;
- le email aziendali iniziano a tornare indietro perché il dominio è finito nelle liste nere;
- nel pannello compaiono utenti amministratori che nessuno conosce.
Anche uno solo di questi segnali basta per trattare la situazione come un'emergenza.
Passo 1: cosa devo fare nella prima ora?
- Metti il sito in manutenzione o fallo sospendere dall'hosting, per non continuare a esporre i visitatori. Se è un e-commerce, sospendi gli ordini.
- Cambia tutte le password: pannello del sito, hosting, FTP, database, registrar del dominio, caselle email collegate. Fallo da un computer che sai pulito.
- Attiva il doppio fattore ovunque sia possibile, se non c'era.
- Avvisa chi ti gestisce il sito o l'hosting, e chiedi di non cancellare niente.
Passo 2: perché devo conservare le prove?
Perché senza prove non si capisce da dove sono entrati, e senza saperlo non si chiude la porta. Prima di toccare qualsiasi cosa conviene salvare:
- una copia completa dei file e del database così come sono, anche se infetti, da conservare separata;
- i registri di accesso del server (gli access log) e quelli degli errori, che l'hosting conserva solo per un periodo limitato;
- l'elenco degli utenti del pannello e delle date dell'ultimo accesso;
- schermate degli avvisi di Google, dell'hosting o dei clienti.
Queste informazioni servono anche se decidi di presentare una denuncia: alla Polizia Postale si può fare una segnalazione online attraverso il Commissariato di PS online.
Passo 3: come si scopre da dove sono entrati?
Le vie d'ingresso più frequenti nei siti delle piccole aziende sono quasi sempre le stesse:
- un'estensione o un tema non aggiornato con una vulnerabilità nota;
- una password debole o riutilizzata, magari di un ex collaboratore mai disattivato;
- un altro sito sullo stesso hosting, già compromesso, che ha contagiato il tuo;
- file caricati da un modulo senza controlli;
- credenziali FTP salvate su un computer infettato.
Incrociando le date dei file modificati con i registri del server si trova quasi sempre il punto e il momento dell'ingresso. È un lavoro tecnico, ma è il cuore della bonifica.
Passo 4: meglio pulire o ripristinare un backup?
Se esiste un backup sicuramente precedente all'infezione, ripristinarlo è di solito la strada più sicura. Il problema è stabilire la data: molte infezioni restano silenziose per settimane prima di manifestarsi. Per questo servono backup conservati per un periodo lungo, non solo l'ultima copia.
Se un backup sano non c'è, si pulisce a mano:
- si reinstallano da fonti ufficiali il sistema di gestione, il tema e le estensioni, invece di cercare il codice malevolo riga per riga;
- si controllano i file caricati (immagini, documenti) alla ricerca di script nascosti;
- si ripulisce il database da utenti, contenuti e impostazioni inserite dall'attaccante;
- si verificano i file di configurazione del server, dove spesso vengono nascosti i reindirizzamenti.
In entrambi i casi, prima di rimettere online il sito va chiusa la falla da cui sono entrati: aggiornamento, rimozione dell'estensione vulnerabile, cambio delle credenziali. Altrimenti si ricomincia da capo.
Passo 5: come tolgo l'avviso di Google?
Quando il sito è pulito, entra in Google Search Console e apri il rapporto sui problemi di sicurezza. Lì trovi cosa ha rilevato Google e puoi chiedere una revisione, spiegando cosa hai fatto. Se le pagine di spam sono state indicizzate, conviene farle rispondere con un errore 404 o 410 e usare lo strumento di rimozione per accelerare.
I tempi di revisione variano da qualche giorno a qualche settimana. Nel frattempo il sito resta segnalato: un motivo in più per non chiedere la revisione prima di essere sicuri.
Devo avvisare il Garante privacy?
Dipende da cosa è successo ai dati. Il GDPR chiama violazione dei dati personali ogni incidente che comporta la distruzione, la perdita, la modifica o l'accesso non autorizzato a dati personali. Se l'attaccante ha potuto leggere o copiare i dati dei clienti (iscritti, ordini, moduli di contatto, account), sei probabilmente in questo caso.
Le regole, in sintesi:
- la violazione va notificata al Garante entro 72 ore da quando ne sei venuto a conoscenza, a meno che sia improbabile che presenti un rischio per le persone coinvolte;
- se il rischio è elevato, devi informare anche le persone interessate, in modo chiaro;
- ogni violazione, anche quella non notificata, va annotata in un registro interno, con la valutazione fatta.
Il Garante mette a disposizione una procedura online e uno strumento di autovalutazione. Se l'azienda rientra tra i soggetti della normativa NIS2, ci sono anche obblighi di notifica verso il CSIRT Italia con tempi più stretti, come spiego nella guida a NIS2 per le PMI.
Come comunico con i clienti mentre il sito è fermo?
Un sito offline o segnalato da Google fa nascere domande: clienti che non riescono a ordinare, fornitori che ricevono email strane dal tuo dominio, ospiti che non trovano la conferma della prenotazione. Il silenzio peggiora le cose. Alcune indicazioni pratiche:
- metti una pagina di manutenzione semplice, con un recapito telefonico e un indirizzo email funzionante;
- se dal tuo dominio sono partite email fraudolente, avvisa i contatti principali con un messaggio breve: cosa è successo, cosa non devono fare (ad esempio aprire allegati o pagare su nuovi conti), come raggiungerti;
- se gestisci prenotazioni o ordini, contatta direttamente chi ha una pratica aperta nei giorni dell'attacco;
- prepara una risposta coerente per tutti quelli che rispondono al telefono, così nessuno improvvisa.
La comunicazione verso le persone i cui dati potrebbero essere stati esposti segue le regole precise viste sopra: in quel caso il messaggio va concordato con chi segue la privacy in azienda.
Cosa faccio dopo, perché non succeda di nuovo?
Un attacco subìto è un'occasione per mettere ordine. Le cose che imposto sempre, dopo una bonifica:
- aggiornamenti regolari con qualcuno responsabile di farli;
- backup automatici fuori dal server, con più versioni e prove di ripristino;
- doppio fattore per tutti gli accessi;
- monitoraggio della raggiungibilità e dei file modificati;
- una breve procedura scritta: chi chiamare, cosa fare, dove sono le copie.
Ho raccolto tutte queste misure nella checklist per la sicurezza del sito web. Se il sito è costruito su software ormai fuori manutenzione, conviene anche valutare un rifacimento del sito: ripulire ogni volta una base fragile costa più che ricostruirla.
Ne parliamo?
Se il tuo sito è stato violato o hai il sospetto che lo sia, scrivimi dalla pagina contatti o chiamami al +39 379 395 0580. Ti aiuto a capire cosa è successo, a ripulire e a rimettere online il sito, e poi a tenerlo al sicuro con un servizio di manutenzione e hosting. Per gli aspetti legali e la notifica al Garante resta fondamentale il confronto con il tuo consulente privacy.
Fonti
- Garante per la protezione dei dati personali, Violazioni di dati personali (data breach)
- web.dev, Aiuto per i siti compromessi
- Assistenza Search Console, Rapporto Problemi di sicurezza
- Polizia Postale, Commissariato di PS online
Crediti delle immagini
- Copertina: foto di Clint Patterson su Unsplash


